Accantonando la narrazione moralistica Juno esamina gran parte della sfera sessuale, di ciò che significa e presuppone una gravidanza ed il solo divenire genitori…

Spigliata ed irriverente, dalla sofisticata filosofia di vita Juno è una teenager, e come tale tenta di barcamenarsi tra scuola e coetanei fino a quando non si rende conto di essere in dolce attesa. Questo film è un analisi sulla gravidanza giovanile che non nasconde un messaggio di avvertimento sulla difficoltà di gestire tale situazione in tenera età, anche se aiutati dal sostegno familiare.
Accantonando la narrazione moralistica Juno esamina gran parte della sfera sessuale, di ciò che significa e presuppone una gravidanza ed il solo divenire genitori: le domande che Juno e le sue amiche si pongono mostrano come molto spesso la conoscenza di se stessi e dei propri ambiti più intimi sia inesplorata, fatta di “sentito dire”, composta da enormi quesiti che spesso ricevono come risposta o spiegazione frasi fatte, criptiche e morali anche da parte di chi non solo dovrebbe esserne a conoscenza per esperienza ma anche per studi scientifici sulla materia.
La giovane Juno appare molto più matura in determinate scelte rispetto la media dei suoi coetanei, stratagemma utilizzato per esemplificare l’ ambivalenza del messaggio di fondo della pellicola: la gravidanza ed il divenire genitori è un desiderio, sentimento profondo che inonda l’io, di cui bisogna essere consapevoli per affrontarlo con i giusti momenti e presupposti. Juno conscia della sua incapacità stoicamente prende decisioni in merito ma, al contempo, gli stessi che dovrebbero saper come gestire il proprio senso materno/paterno fuggono davanti ai propri doveri sia per paura e ancor più per inseguire fittizi sogni mossi da sentimenti revanscistici giovanili nonostante la loro avanzata età, poiché interpretano in maniera negativa e puerile il concetto di nucleo familiare vedendolo come una limitazione alla propria libertà. Fortuna su cui la piccola Juno può contare è il supporto familiare; benché strampalati i suoi genitori non si tirano indietro nel sostenere la figlia.

La narrazione del lungometraggio è piacevole, arricchita da battute e scene ironiche che, a volte, sconfinano elegantemente nel cinico analitico abbandonando, così, l’atmosfera tragica e cupa presente nella versione del 1998 a favore di una maggiormente tranquilla e leggera, adatta ad una visione generalista e differenziata.
Le prove recitative risultano ottime e ben caratterizzate, ogni personaggio è interpretato con particolare attenzione nel dar risalto ai caratteri fondamentali e distintivi ricreandone una personificazione reale di genere.
Le inquadrature sono semplici e scorrevoli e non si sbizzarriscono nella ricercatezza ma, grazie alla fotografia studiata, giocano su colori e luci passando da tonalità pastello al bianco intonso della neve fino a tinte solari e splendenti, modificandosi a pari passo con gli umori e il percorso della giovane ragazza madre, unendo indissolubilmente il suo stato d’animo con il mondo che la circonda.
Ottimamente scelta la colonna sonora, piacevole ed incalzante nell’ascolto da parte della platea ma allo stesso tempo non scostante dal soggetto dell’opera; con le sue melodie riporta lo spettatore a ricordare la fascia di età presa in esame dalla pellicola.
Sceneggiatura quasi impeccabile, arricchita con dialoghi a volte volutamente cinici e pungenti che mantengono una fisionomia candida e lieve, e intermezzi che favoriscono la continuità della visione aggraziandosi la platea e mantenendo in determinati limiti l’atmosfera del lungometraggio. Stacchi e cambi scena non risultano spezzanti e frammentati, mentre i cambi a lungo termine adottano una suddivisione a capitolo non influendo negativamente sulla prosecuzione lineare e diretta della storyline.
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