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I RACCONTI DI TERRAMARE

…il succedersi delle immagini è a volte troppo lento così come il passaggio tra le diverse scene…

Tratto dall’opera letteraria d’Ursula K. Le Guin, “I Racconti di Terramare” di Goro Miyazaki (figlio del maestro Hayao MIyazaki) ci trasporta in un mondo di draghi e stregoni, un’avventura fantasy che si articola tra schiavisti, maghi ingordi di potere e il difficile percorso per accettare se stessi e la propria esistenza, per giungere ad un unico obiettivo: scoprire il segreto della vita eterna.

Non bisogna però aspettarsi di assistere a scontri epici tra potenti magie o grandi guerrieri: la battaglia di cui si è testimoni è ben più “profonda” (spiritualmente parlando) e legata all’attualità in cui viviamo.
Miyazaki ha scelto di sacrificare scene tipiche di un contesto fantasy per dedicarsi alla rappresentazione grafica di argomenti “filosofico-antropologici” molto complessi, che qui ritroviamo in forma di metafore visive funzionali ad una comprensione più facile e diretta.

gedo senki

Ci sarà concesso di apprezzare la vita e la sua ineluttabile fine, così come “la chimera” dell’immortalità. Potremmo ritrovare nel giovane protagonista, Arren, quei dubbi e quelle paure (origine di paralisi emotiva, cause di traguardi futili ed erronei o, ancor peggio, motivi di rinuncia) che si presentano al prospettarsi delle responsabilità e della consapevolezza di dover prendere in mano e condurre autonomamente la propria vita. Tale “presa di coscienza” si riconduce al canonico filone di Hayao Myazaki, maestro nel raffigurare i passaggi “antropologico-sociali generazionali”: stadio “infantile-pubertà”, “pubertà-età adulta”; in questo ultimo ricade il nostro caso.

Fortemente presente anche un messaggio “naturalistico”, più volte sottolineato nel lungometraggio, a ricordare la necessità di mantenere un equilibrio tra la terra e l’uomo; l’umanità benché accusata d’ingordigia non è classificata come causa della distruzione di ciò che sfrutta. Il messaggio prende più le sembianze della “reminiscenza” che del “monito”: vi è equilibrio in tutte le cose e in particolare nel rapporto tra umanità e madre terra, l’essere umano non deve perdersi nell’opulenza e nello sfruttamento delle materie ma al contrario deve mantenere un certo contatto con ciò che fa o crea, conservando un equilibrio quasi aureo con la generalità delle cose. Si vuole quindi rievocare il rispetto non solo per gli altri esseri animati ma per tutte le cose che ci circondano.

Questo pensiero filosofico e tutti i precetti che fanno da corollario (rintracciabili nei canoni catechistici basilari di un qualsiasi culto o religione) unito alle riflessioni esistenziali precedentemente descritte danno vita ad un coeso costrutto filosofico che come tale deve fronteggiare la sua confutazione, un’ipotesi uguale e contraria, una nemesi.
Sarà proprio il confronto tra queste due “idee” a generare il conflitto macroscopico (metaforicamente rappresentato nella produzione) al quale si legano tutte quelle piccole lotte interiori, personali, di dimensioni più ridotte ma non meno importanti, che riempiono le scene di questo lungometraggio; è l’esistenza di una connessione tra tutti questi elementi a rafforzare la tesi sulla presenza di un equilibrio, collante generalizzato in tutti gli aspetti del mondo.

Il veicolo del messaggio qui reso è la poesia unitamente alle sue figure retoriche, in particolare la metafora, che qui si esplicano in scene animate limpide e armoniose, in cui sono particolarmente importanti i particolari, sia ambientali che fisici, curati quasi maniacalmente poiché non si presentano solo come semplici elementi di un’ambientazione, ma ne sono le componenti distintive.
Come le immagini anche i dialoghi sono intrisi di significato e pensiero, mezzo di spiegazione per le stesse scene che alla sola visione potrebbero rimanere ancora troppo criptiche e trovano, così, nel suono delle parole la loro esemplificazione.

gedo senki

In tutto ciò possiamo riscontrare un problema narrativo dovuto alla tempistica: il succedersi delle immagini è a volte troppo lento così come il passaggio tra le diverse scene, raffigurazioni indubbiamente cariche di significato ma troppo statiche e poco vitali fanno cadere lo spettatore in una certa difficoltà nel seguire nitidamente e con attenzione l’evolversi della storia; è plausibile che si sia scelto procedere con questa stilistica per meglio rendere la lunga “odissea” interiore alla scoperta del proprio “io” così come si presenta nella realtà.

Essendo Goro Miyazaki figlio di Hayao Miyazaki, rende difficile un giudizio critico esente da paragoni tra i due; questi sorgono spontanei ed evidenziano le mancanze del giovane rispetto al maestro ormai affermato. Goro, non è infatti ancora in grado di imprimere nelle immagini la stessa energia, la voglia di scoprire, le emozioni che invece traspaiono nette dalle opere paterne, ed è forse un po’ troppo prolisso in dialoghi spesso ripetuti con ritmica cadenza; questo però non toglie che il tutto si presenti complessivamente come un buon primo lavoro.

4 Responses to “I RACCONTI DI TERRAMARE”

  1. ophy Says:

    Lorenzo permettimi di dissentire dalla tua critica.
    Ho visto questo anime e sono uscita molto delusa dal cinema. Il bello del film sono i fondali disegnati nel dettaglio che lasciano a bocca aperta. Il resto è rozzo e a volte ridicolo.
    Non hai menzionato “il cattivo” della storia: per metà film ci si chiede come mai usino aggettivi maschili su di una donna poi quando te ne fai una ragione e lo consideri un uomo droga il protagonista (maschio) e steso sul letto a baldacchino gli mette le mani addosso. Poi si trasforma in un blob. RIDICOLO !

    “I Racconti di Terramare” ci trasportano in un mondo di draghi e stregoni,

    Appaiono 3 draghi in tutto, 2 minuti all’inizio e due minuti alla fine in compenso ci sono sulla bella locandina.

    Tale “presa di coscienza” si riconduce al canonico filone di Hayao Myazaki, maestro nel raffigurare i passaggi “antropologico-sociali generazionali”: stadio “infantile-pubertà”, “pubertà-età adulta”; in questo ultimo ricade il nostro caso. Fortemente presente anche un messaggio “naturalistico”

    Secondo me avresti dovuto specificare fin dall’inizio che è di Miyazaki figlio e poi trovo che non sia il caso di parlare del tipico filone del padre perchè è meglio valutarli separatamente, Goro sembra abbia affrontato tutti i temi superficialmente senza toccare i sentimenti degli spettatori.

    i dialoghi sono intrisi di significato e pensiero, mezzo di spiegazione per le stesse scene che alla sola visione potrebbero rimanere ancora troppo criptiche e trovano, così, nel suono delle parole la loro esemplificazione.

    Ho trovato i dialoghi ostici ma a questo punto non so più se se è stato adattato malissimo oppure se sono io che non sono abbastanza profonda per capirli :)

    Di la verità lorenzo.. avevi fumato quella sera!
    :D poi dovresti spiegarmi perchè se scrivi che “il tutto si presenta complessivamente come un buon primo lavoro” gli dai un 5.5 di voto. Un buon lavoro è un 8 mentre terramare ad essere gentili gli si può dare un 4, un 5.

    ok, ho finito di rompere.. =P

  2. Lorenzo Pellegrini Says:

    Vero, fondali stupendi tratto rozzo ma non lo trovo così disarmonioso.

    Vero, il cattivo è effeminato, ma non lo trovo un problema (ne esistono tanti in questo piccolo mondo).
    Vero, si trasforma in blob, è un po’ pacchiano ma credo sia legato alla rappresentazione della perdita della proprio personalità e cosa c’è di meglio per rappresentarla di un’ informe massa gelatinosa che tanto ricorda il contenuto delle fogne di New York?!

    Vero, i draghi appaiono poco, ma simboleggiano la vita eterna e il tema (metafisicamente parlando) ricorre in tutto il film.

    Ho specificato fin dall’inizio che è del figlio.

    Come dico alla fine: è difficile evitare i paragoni tra i due consanguinei, ma la valutazione è presa con considerazioni univoche su Goro, se avessi usato il paragone come metro valutativo il voto sarebbe stato di molto sotto lo zero.

    I temi dei dialoghi sono filosoficamente interessanti e, si, semplicistici in molti casi (molto probabilmente trattati volutamente in questo modo), ma sicuramente logorroici come pochi.

    Che sia un buon lavoro non implica un voto sufficente (a mio avviso), Goro ha dimostrato di avere potenzialità e deve applicarsi per svilupparle, se mantiene lo stesso livello anche per opere future Hayao fa bene a diseredarlo.

    Quetso ovviamente è solo il mio punto di vista; per quanto riguarda il fumo non lo posso addurre come scusa per questa mia critica, da quando faccio parte del club pandemico, purtroppo, ho dovuto affossare alcuni vizi.

    Fa sempre bene avere qualcuno che rompe. :D

  3. ophy Says:

    quindi mi stai dicendo che ti comporti come il 99% dei professori!!
    “suo figlio ha ottime potenzialità ma non le sfrutta abbastanza, dovrò dargli un’insufficenza in pagella per stimolarlo a migliorare”

  4. Lorenzo Pellegrini Says:

    io penso di no, ma se me lo dici tu “faccio a fidamme”.
    Il mio è un discorso di vantaggi.
    Goro è figlio d’arte e mi sembra giusto aspettarmi di più rispetto a un novizio e valutarlo di conseguenza.

    Quindi mi stai dicendo che la mia recensione non è di tuo gradimento perchè non demolisco un film che a te non è piaciuto??
    Anche se, sempre a mio avviso, non mi sembra di avergli lisciato il pelo più di tanto, anzi.

    O ciò che non va riguarda riguarda la mia metotologia e i miei parametri?

    domando solo per sfizio,ovviamente. :D