letteratura
recensioni
Antonio Galdo - FABBRICHE
Antonio Galdo, direttore dell’Indipendente, nella quarta di copertina di questo suo lavoro scrive:
“Sono state le fabbriche della follia: Di una lucida, accecante pazzia che ha stravolto i connotati dell’ Italia, fino a trasformare un Paese di agricoltori e di mezzadri in una opulenta potenza industriale.”
Questo libro parla delle nostre origini, della transizione, che grazie a pazzi sognatori, ha trasformato uno stato agricolo in industriale copiando e migliorando ciò che accadeva nel resto del mondo, in particolare sul suolo americano. Un’evoluzione iniziata da capitalisti senza capitali (come sottolinea lo stesso autore). Ciò che salta fuori dalle cento pagine di questo lavoro è l’origine della nostra storia moderna il carattere che l’animava, la sfrontatezza dei suoi protagonisti e la loro voglia oltre che di guadagnare, di far grande il nostro paese. Un libro fatto anche di testimonianze, aneddoti capace di collocare ogni luogo nel suo tempo, senza necessariamente evidenziarlo con date o dati (pochissimi in tutta l’opera) ma riuscendo a ricreare lo stesso effetto di completezza informativa; così diretto nella sua spiegazione da permettere di soddisfare una sete di sapere estinta o ignorata dal lettore che si ritrova avvolto dalle parole come fossero una calda e confortevole coperta.
Quali sono state le origini delle nostre fabbriche, ora colossi del mercato internazionale ora scheletri del passato, i sacrifici fatti per costruirle, la vita e lo stile di sopravvivenza che hanno generato? Un libro che prima di trattare d’economia, storia e sociologia, dell’organizzazione della struttura industriale italiana (tutti temi descritti in quasi la loro totalità a volte direttamente altre volte no) è un romanzo: il nostro romanzo. E’ proprio questa sua caratteristica che gli permette di appassionare fin dalle prime pagine un lettore che subito intuisce di stare davanti non ad un’opera dedicata agli studenti universitari, fatta di dati e citazioni ma a ciò che è stato, a com’è stato. Si viene stimolati ad attuare paragoni con ciò che è adesso ed ad ipotizzare ciò che sarà il futuro delle nostre fabbriche, ai valori a cui queste sottostavano ed i nuovi che li hanno sostituiti.
Le parole volano sotto gli occhi, leggere eppur scolpite come in un pilastro di marmo, semplici ma profonde, abilmente mescolate così da dar l’impressione d’essere vicini a quelle famiglie imprenditoriali italiane. Galdo è riuscito a scrivere il romanzo della nostra storia in cento pagine con uno stile semplice ma appassionante, senza fronzoli ma con tutte le informazioni essenziali per l’argomento e per riflessioni successive. Poche le parti all’apparenza noiose e le parole, in un italiano scorrevolissimo e perfetto, sembrano celare tra le loro righe una certa melodia, un ritmo a cui il lettore non può far a meno che seguire.