Tono e ritmo incostanti per un film che avrebbe soddisfatto molto di più la platea se si fosse limitato alle scene di guerra o poco più.
Tratto dall’omonima opera cartacea di Frank Miller, questo film ci fa rivivere la battaglia delle Termopili tra Spartani e Persiani. Scontro leggendario, ricordato nella storia per il valore e l’astuzia del popolo greco, il quale riuscì ad infliggere gravose perdite al nemico demoralizzandolo, benché in forte inferiorità numerica.
Sparta è in pericolo, l’esercito di Serse composto di migliaia d’unità si avvicina al confine minacciando la pace di tutta la penisola ellenica. Unico baluardo a difesa è la valorosa Sparta guidata da Leonida, il suo re.
Intuita la pericolosità della minaccia il re spartano tenta di organizzare una spedizione difensiva, ma è intralciato da un consigliere corrotto, da un oracolo vizioso e dai sacerdoti degli antichi dei, interpretati da figure incappucciate che sembrano fare il verso all’imperatore oscuro della saga di Guerre Stellari.

Questi elementi gli impediscono di muovere contro il nemico con tutto l’esercito della città; quindi, il valoroso re, arruolato un piccolo manipolo di trecento tra i più forti guerrieri come guardia personale, tenta di bloccare le orde nemiche alle porte delle Termopili, un angusto e stretto passaggio montano. Qui tra scontri, bivacchi e tradimenti si consuma il dramma e la leggenda dei gloriosi guerrieri e del loro re.
Tono e ritmo incostanti per un film che avrebbe soddisfatto molto di più la platea se si fosse limitato alle scene di guerra o poco più. Gli scontri, strepitosi e magnifici, nella loro riproduzione sono bruscamente interrotti da prolissi dialoghi che smorzano la tonicità della produzione. Questi ultimi sembrano quasi voler ricordare le opere teatrali dell’antica Grecia, che potevano durare per giorni interi, riproducendone purtroppo anche la loro melensità.
Il montaggio non aiuta ad aumentare la verve dell’opera, poiché la continua interruzione delle scene di battaglia da parte di prolissi dialoghi da foro parlamentare danneggia ulteriormente la disponibilità d’attenzione dello spettatore.
Benché non si possa parlare di vera fotografia e scenografia, vista la realizzazione quasi interamente computerizzata, si possono ammirare comunque scene molto affascinanti e poetiche (in particolar modo gli scontri tra milizie), arricchite da un sapiente uso d’inquadrature che sanno far risaltare espressioni e corpi in pose plastiche così da riportare la mente a sculture o dipinti dell’antichità classica.
Oculata la scelta dei colori, che aggiungono ed evidenziano i giusti particolari in ogni scena senza essere pesanti o forzati, di grande effetto anche se a volte poco naturali.
Abili e capaci gli attori, anche se costretti ad insulse e logorroiche disquisizioni, sanno ben comunicare emozioni al pubblico con la loro espressività facciale e il loro corpo, arricchendo e completando ancora di più quelle scene di guerra tra antichi popoli: cogliendole e rappresentandole come noi, da ragazzi, le immaginavamo traendo spunto dagli antichi scritti greci e latini.

Rimane un’incognita: Serse, ricoperto di piercing, con occhi grandi e scuri da cerbiatto indifeso che ricordano quelli di Bambi subito dopo l’omicidio della madre da parte del cacciatore, doppiato nella versione italiana con una voce sensuale e profonda ed atteggiamenti che rimangono sul filo dell’ambiguo, sollevando nello spettatore il dilemma di interpretarne i modi come di un narcisista cultore del suo corpo o come un’esplicitazione di preferenze sessuali con tutte le associazioni di idee spontanee del caso. Molto suggestivi i costumi di scena anche se alcuni di questi paiono fuori luogo, come le tutine delle guardie private persiane.
Per quanto riguarda le critiche mosse da alcuni stati a questo film, le trovo infondate, poiché entrambe le fazioni hanno usanze discutibili, come altrettanti lati positivi: mentre uno scarta chi non si dimostra degno o chi è deforme, l’altro dà spazio tra le sue fila a chiunque possa dimostrarsi utile (vorrei far notare che l’esercito privato di Serse è composto da elementi con fattezze orchesche, ben addestrati alla battaglia, ma con un uniforme che ricorda molto i ninja del Sol Levante), mentre uno dà importanza al valore morale, l’altro è più disposto verso il valore economico.
Alla fine non vi è una visione dispregiativa generalizzata o su un popolo o sull’altro, è solo riprodotta una guerra tra due popoli diversi tra loro, ma è anche vero che si possono trovare tutti gli spunti per la demagogia del caso: dall’idea del superuomo fino al conquistatore che si crede dio, dando così a chiunque la possibilità di raffrontarlo (il tutto, a mio avviso, concedendo troppa attenzione ed importanza al film) con eventi realmente accaduti a partire dal 1942 fino ai giorni nostri.
Unico dubbio che rimane riguarda le amputazioni e le mutilazioni le quali, eccetto solo un caso, hanno sempre come protagonista personaggi di colore. Curioso.