…ricorda il cinema degli anni ‘70… …presenta una morale, annegata nella vicenda, una volta tanto “controcorrente”.
Tratto da una storia vera, l’ultimo film di Nick Cassavetes racconta di un delitto maturato all’interno dell’alta società bianca che si muove su imitazione dei “gangsta” di colore. Un giovane rampollo di “buona famiglia” dedito allo spaccio di droga e il suo entourage di amici fedeli e semplici clienti sono i personaggi che animano la storia. Lo screzio tra il “cane alfa” e uno dei “suoi” degenera presto in un rapimento condotto in maniera dilettantesca che si conclude nel peggior modo possibile.
Come suggerisce il titolo, mutuando il termine che in zoologia indica il capobranco, la sostanza del film è il rapporto tra dominante e gregario; non solo come il primo sia modello di emulazione da parte del secondo, ma come, soprattutto, il secondo faccia di tutto per ingraziarsi il “maschio alfa” arrivando a commettere gli atti più disgustosi.

Questo senza analizzare il meccanismo d’emulazione, né approfondire la psicologia dei personaggi, ma utilizzandolo come motivazione per le azioni commesse. Modello e imitazione quindi: rapporto padre figlio, fratello maggiore fratello minore, estendendo a “gangsta” di colore del ghetto e imitatori bianchi dell’alta società. Il film di Cassavetes ricorda in un certo senso Kids; le differenze dal film di Larry Clark sono innanzi tutto una caratterizzazione meno esasperata dei personaggi e il diverso ceto sociale, ma c’è di più. Lo spaccato di alta società che mostra Alpha Dog non vede solo i ragazzi come cultori dell’eccesso, ma le famiglie intere. Il ritratto che viene mostrato da Cassavetes è quello di nuclei dove l’evasione è all’insegna della trasgressione spinta, dov’è il modello di vita rappresentato dai genitori ad essere decadente. Il dito è puntato una volta tanto non su gli effetti al contorno della società ma verso il riferimento primo dei ragazzi, che in Kids era - volutamente? - un grande assente.
Tuttavia quello che fa Cassavetes è cinema e non documentario: Alpha Dog appare come “gangster movie”, con tutti le esagerazioni del caso e il racconto delle azioni di un gruppo di “gangsta” improvvisati, che non appaiono per nulla cool e rilassati ma semplicemente stupidi e non in grado di comprendere la portata di quello che stanno facendo. Girato con grande mestiere da un veterano della macchina da presa, questo film pesca nel genere d’azione di qualche tempo fa; quindi scazzottate dal sapore antico con tanto di bottiglia spaccata sulla testa, aggiornate con un’iniezione di tecniche di combattimento orientali. Anche l’uso dello split screen in alcune scene ricorda il cinema di genere degli anni ‘70 e il telefilm.

L’impostazione generale è comunque quella dell’inchiesta, del reportage, con tanto di finte interviste di taglio televisivo ai genitori dell’assassino, ai genitori della vittima e documentazione dei momenti chiave della vicenda tramite data e ora.
Alpha Dog è quindi un “gangster movie” distante dal modello tarantiniano e del crime comic, con i suoi criminali professionisti e monodimensionali, che ricorda il cinema degli anni ‘70 e che presenta una morale, annegata nella vicenda, una volta tanto “controcorrente”.