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Rocky Balboa

…l’autoironia che accompagna gran parte del film dà un tocco notevolmente importante.

Nel sesto capitolo della saga dedicata al pugile interpretato da Sylvester Stallone, ritroviamo un Rocky invecchiato e gestore di un piccolo ristorante italiano (i cui cuochi sono esclusivamente messicani) rifugiatosi nei ricordi del passato, come dimostrano i primi venti minuti di pellicola, nei quali si assiste ad un sostanziale monologo sugli eventi passati e sui rimpianti per la perdita dell’amata moglie. Tutto ciò termina nel preciso istante in cui incontra una possibile nuova fiamma; questa figura porta una ventata d’aria fresca con le battute che si fanno meno tenebrose, il ritmo più allegro, scompaiono i flashback e le funeree foto di Adriana che prima apparivano un po’ ovunque nella scenografia.
rocky balboa Sfruttando questa nuova energia il Rocky decide di mettersi in gioco ancora una volta ma, conscio dell’età, solo per incontri di poca importanza. Sarebbe stato così se non fosse intervenuto il destino sottoforma di simulazione in computergrafica che porta i manager dell’attuale campione del mondo (il quale ha una brutta fama tra il pubblico perché non lascia spazio allo spettacolo nei suoi incontri) a proporgli un incontro farsa con il loro assistito. Balboa accetta e dà inizio ad un massacrante allenamento per riacquisire la forma fisica fino all’incontro, che si rivelerà meno farsa di quanto tutti si aspettino.

La scaletta è quella tipica dei precedenti film su Rocky. Lineare e per nulla scomposta, inizia col dramma familiare, passa alla sfida e all’allenamento-supplizio rivelatore per concludersi con il duro combattimento che porta all’agognata vittoria. Ma in quest’occasione si può notare qualcosa di diverso nella stessa atmosfera che, se pur intrisa d’alcuni insegnamenti perbenistici, ha una nota diversa che la distingue dalle precedenti: si può ritrovare l’autoironia che materialmente la possiamo incarnare nel personaggio di Paulie e a volte negli stessi atteggiamenti di Rocky; ciò giova grandemente al film.

Buona la scelta degli attori che non accumulano ne meriti né demeriti, perfettamente calzante Stallone nei panni di un Rocky vecchio e stordito dai tanti combattimenti sia come atteggiamenti che come attività celebrale ( fa anche il verso ad Ivan Drago). Egregio Burt Young nella parte di Paulie; è lui a trasformare ciò che c’è di grottesco nel film in qualcosa di divertente ( sue le battute sul ristorante italiano nella cui cucina si ascolta esclusivamente musica latina, sue le sferzate al vecchio Rocky) se il pubblico nota qualcosa di brutto o di nonsense è lui a riportarlo in scena sottoforma di battuta.

rocky balboaScenografia, montaggio e fotografia ordinari e lineari, con un eccesso di fantasia solo nello scontro finale, con giochi di filtro rosso e giallo per creare un po’ d’atmosfera drammatica. Anche se con scarsi risultati, è il montaggio a permettere che non siano un vero e proprio pugno in un occhio per lo spettatore.

Terminando mi aspettavo di assistere ad uno spettacolo melenso, noioso e patetico ma sono rimasto piacevolmente deluso, l’autoironia che accompagna gran parte del film dà un tocco notevolmente importante.

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