letteratura recensioni
Robert Jordan - Eye of the world - L’occhio del mondo

Weel of time - Eye of the world

…basato per lo più sull’azione e la scoperta della natura straordinaria dei personaggi, è tuttavia una lettura gradevole per l’appassionato di fantasy perché, non ostante lo stillicidio di parole, Jordan quasi mai divaga o stacca l’attenzione dal gruppo di personaggi principale; il lettore deve però fare i conti con la ripetitività dello schema della narrazione basata su inseguimenti pause agguati e fughe in sequenza, neanche a farlo apposta, circolare.

Questo “Eye of the world”, “L’occhio del mondo” nella traduzione italiana, è il primo capitolo di una saga cominciata negli anni ‘80 e giunta al decimo volume senza essere ancora terminata.
Facente parte e forse capostipite della saga fantasy fiume, composta da migliaia di pagine, in un incomprensibile tentativo di riscrittura del Mahabaratha.

Capitolo dell’annosa “saga del prescelto contadino”, con la variante che qui di prescelti ce ne sono molti e tutti nello stesso posto, l’Occhio del mondo fa parte della nutrita corrente fantasy scaturita dall’opera di Tolkien.
Quindi troviamo eserciti del male, compagnie, e non manca un oscuro signore simile al mago cattivo della Rowling che si nasconde a Nord; oltre una catena montuosa - ironicamente? - chiamata Dhoom (Fhato!).
L’autore, per sua stessa ammissione, evita di utilizzare i miti celtici per la costruzione del proprio mondo, salvo poi utilizzare parte dei miti arturiani e qualsiasi cliché orientaleggiante che venga in mente.
Il mondo della “Ruota del tempo” è basato infatti sul concetto di tempo circolare, dando al cattivo un buffo ruolo di Buddha, e su un concetto di Ying/Yang, maschile/femminile, occidentalizzato.
Infatti nell’uno non è presente il germe dell’altro e si assiste a uno scontro tra bene e male spaccati in due con l’accetta.

Sul conflitto maschile femminile si basa il funzionamento del mondo, e sul conflitto è quasi esclusivamente basato il rapporto tra personaggi maschili e femminili, talvolta al limite del ridicolo e spesso ridotti a “macchietta”.
Tutto questo in una società dove il peccato originale è stato commesso dall’uomo e non dalla donna. Ma non si tratta di una società matriarcale, bensì di una società “patriarcale femminista” invece che maschilista, con talvolta gli stessi livelli di sciovinismo che la società reale ha talvolta raggiunto con risultati tra l’interessante e il buffo.
La storia del primo volume, che apre di fatto la saga del prescelto rivelandone l’identità, è il viaggio avventuroso della compagnia di giovani pastori e contadini guidati dal mago di turno.
Tra descrizioni tanto eloquenti quanto lunghe, qualche caduta di stile nella caratterizzazione dei personaggi che talvolta sembrano affetti da una stupidità tanto irrefrenabile quanto forzata, questo romanzo, pardon, capitolo della “Ruota del tempo”, basato per lo più sull’azione e la scoperta della natura straordinaria dei personaggi, è tuttavia una lettura gradevole per l’appassionato di fantasy perché, non ostante lo stillicidio di parole, Jordan quasi mai divaga o stacca l’attenzione dal gruppo di personaggi principale; il lettore deve però fare i conti con la ripetitività dello schema della narrazione basata su inseguimenti, pause, agguati e fughe in sequenza, neanche a farlo apposta, circolare.
Con il dubbio che altre migliaia di pagine dello stesso tenore di queste e la minima divagazione un po’ prolungata possano rapidamente portare alla noia più nera.

voto: 6.5

“Eye of the world - L’occhio del mondo” di Robert Jordan è pubblicato in Italia da Fanucci. L’edizione inglese è edita da Orbit

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