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Alan Moore, Dave Gibbons - Watchmen

Moore è un ottimo scrittore. Con Watchman pare abbia raggiunto l’apice della sua abilità…
Il Giappone ha avuto Osamu Tezuka, il fumetto super eroistico americano ha avuto Alan Moore, 40 anni dopo? Direi di no.
In Watchman sono presenti tecniche che nel fumetto Giapponese erano conosciute e usate da tempo , che con Akira, proprio nello stesso decennio che vedeva la nascita dell’opera massima di Moore, hanno probabilmente raggiunto il loro apice.
Tecniche che nel Ronin di Frank Miller, a partire dal 1981, proprio grazie all’influenza del fumetto nipponico, sono state estensivamente sperimentate.
Tecniche conosciute da tempo anche negli “states”, che il fumettista animatore Windsor McKay già sperimentava e utilizzava nel 1914 con Little Nemo in slumberland.
Benchè possa, al limite, essere vero per quanto riguarda il fumetto super eroistico anglofono, dire che Watchman è il “Quarto potere” del fumetto in generale perché introduce innovazioni mutuate dal cinema che non si erano mai viste prima e per il non utilizzo dei “modi” del fumetto
maistream americano vuol dire non aver mai messo il naso fuori dal mondo dei super eroi o essere fan troppo entusiasta dello scrittore inglese.
Moore è un ottimo scrittore. Con Watchman pare abbia raggiunto l’apice della sua abilità, coniugandola con la necessità di scrivere fumetti.
Sparisce lo stillicidio di parole e cultura che caratterizzava i lavori precedenti, in particolare l’estremamente involuto V for Vendetta che tendeva a seppellire le immagini con un fiume di pesante prosa facendole svanire.
Moore finalmente capisce che si possono far parlare le immagini meglio delle parole: intere sequenze sono infatti mute.
Spariscono inoltre i pensieri dei personaggi, il narratore onnisciente, le didascalie colme di testo.
Anche in questo il fumetto americano diventa più nipponico.
Con il racconto del Dr. Manhattan, Watchman però ritorna ad essere il fumetto involuto ai quali l’autore ci aveva abituati.
Quasi mero romanzo illustrato, la narrazione, magistralmente gestita, dell’eterno presente del supereroe atomico, è talmente esaustiva nella prosa che le immagini non aggiungono nulla al testo, lo completano come puro corredo visivo, descrizione dell’ambiente.
Delle immagini non se ne sente assolutamente il bisogno leggendo il romanzo che riempie le didascalie, il disegno di questo capitolo torna a raccontare poco, se non nulla.
Watchman è una storia in fondo semplice, una sofferta reunion di un vecchio gruppo di super eroi.
Quello che cambia è l’approccio quasi realistico con il quale descrive l’impatto che un super eroe
dagli immensi poteri potrebbe avere sul pianeta, tema già sfruttato, pare, nell’introvabile Marvel/Miracleman, e il taglio umano e realista con il quale tratta i super eroi senza poteri.
Il Dr. Manatthan, essere dai poteri divini, è ormai talmente alieno da guardare all’umanità come qualcosa d’insignificante.
Il risultato è l’inazione di fronte ad avvenimenti che avrebbero attirato l’attenzione e l’azione di un Superman qualsiasi.
Gli altri, quelli senza poteri, sono meri vigilantes o forze speciali al soldo del governo.
Quello che neppure Moore ci spiega è perché debbano andare in giro in piena notte muovendosi sui tetti con buffi costumi addosso.
Costume che per tutti diventa la propria identità, fino all’ossessione, fino allo scambio d’io che porta a considerare se stessi la maschera che si indossa.
Quello che fa di questa storia con un “pre finale” un poco infantile un’ottima lettura è la costruzione di un puzzle, o di un orologio come suggerisce più volte Moore, i quali tasselli,
le vite degli sciolti Watchman, compongono un disegno molto ben costruito e molto ben scritto.
Riaffiorano in parte i temi di V for Vendetta, con il “cattivo” che sostanzialmente si comporta come V, portando la pace tramite un atto terroristico.
Inoltre alcuni temi sono comuni con il contemporaneo “Il ritorno del cavaliere oscuro” di Frank Miller anche se Moore marca più del collega la connotazione politica: la messa al bando
dei super eroi non ufficiali, la guerra fredda, la paura della bomba, la scelta del vigilantes “underground” in aperto contrasto con gli altri.
Anche qui Superman vince. Forse.
voto: 8
Watchman di Alan Moore e Dave Gibbons, è stato pubblicato in Italia da Play Press. L’edizione in lingua inglese, edita da DC Comics, è importata nel Regno Unito da Titan Books.