letteratura
recensioni
Dan Simmons - Hyperion Cantos: Hyperion, La caduta di Hyperion

…un’opera fondamentale della fantascienza, estremamente suggestiva, assolutamente da non perdere.
Quella che si presenta come una delle opere di maggiore rilevanza della fantascienza degli ultimi anni appare sotto molti aspetti atipica all’interno del panorama letterario fantastico.
Con sorprendente abilità Simmons ci tratteggia, senza peraltro dilungarsi in noiose spiegazioni ma introducendo ogni elemento indirettamente, una società futura estremamente complessa in ogni dettaglio senza elaborare novità ma traendo spunto con maestria da tutti i principali filoni della fantascienza.
Ritroviamo così in un unico volume la space opera più classica (con decine di mondi rappresentati), le città alveare di dimensioni planetarie, gli spazi virtuali popolati da intelligenze artificiali tanto cari al cyberpunk, orribili “alieni” diversi nella mente e nel corpo, guerre interplanetarie, ribellioni ecologiste, filosofie alternative, società futuribili e surreali, impianti
biomeccanici e nanotecnologie ormai sempre più di moda, aggrovigliati paradossi spaziotemporali, il tutto sempre senza dimenticare l’elemento di ignoto e sovrannaturale centrale al racconto.
Non solo lo scrittore riesce ad armonizzare tutto ciò ma riesce a farlo in un numero relativamente contenuto di pagine, a loro volta scorrevoli, cosa prodigiosa viste le tendenze degli scrittori negli ultimi tempi (ogni riferimento a “The reality disfunction”).
Il tutto ci viene presentato attraverso gli occhi di personaggi assolutamente umani nelle loro forze e debolezze, persone comuni trascinate nel vortice degli eventi da un destino segnato o da una personale ricerca interiore, spesso pedine nelle mani di potenti che manovrano stando
nell’ombra.
Simmons sommerge il lettore con la sua trama, saltando di genere in genere, mischiando i registri narrativi ed aggrovigliando il filo della narrazione con continui rimandi e flashback, mentre continua a far ruotare tutto attorno allo stesso elemento trainante della storia divertendosi ad intrecciare in modi contorti il destino dei personaggi.
Purtroppo questa operazione occupa l’intero primo volume, interamente dedicato alle motivazioni dei protagonisti nell’intraprendere il loro viaggio, sia reale che mentale, fino alle fantomatiche “tombe del tempo” ed al loro enigmatico guardiano, fulcro del mistero.
La sensazione immediata del lettore e quella di stare leggendo un collage di storie diverse in procinto di collidere insieme, fatto che, assieme alla miriade di appigli per la trama disseminati lungo la storia, genera un clima d’ attesa per l’elemento rivelatore.
A questo punto il libro finisce di colpo.
Dopo aver emesso un possente ululato barbarico liberatorio il lettore sconvolto si getta all’assalto della più vicina libreria (impugnando un piede di porco se ha terminato il libro in ore notturne) per procurarsi il secondo volume.
Placata la furia si ricomincia con la lettura.
Riprendendo il filo della storia nel secondo volume Simmons ripercorre l’intera vicenda introducendo tramite personaggi secondari nuovi filoni narrativi che si intrecciano con i precedenti, presentando ulteriori elementi ad un lettore sempre più confuso ed in attesa disperata di una spiegazione.
Verso metà del libro nasce il sospetto che neppure l’autore sapesse come terminare il romanzo ed abbia volutamente continuato ad aggiungere fatti alla ricerca di una via di uscita; sensazione incrementata da continue allusioni e riferimenti, analoghi a quelli che fanno la fortuna
del primo volume ma che lasciano come effetto collaterale un vago senso di insoddisfazione.
Senza una spiegazione diretta ed esaustiva la storia procede poi dritta filata verso un pirotecnico finale, non privo di ribaltamenti di trama ed azzeccati colpi di scena.
Lo stesso finale risulta sottotono rispetto all’intera saga, lasciando in sospeso molti nodi della vicenda e proponendo una conclusione degli eventi che lascia leggermente disorientati (Simmons deve essersene accorto se ha poi deciso di rielaborare questo finale in chiave diversa e usarlo come spunto di partenza per il ciclo di Endymion).
Il mondo che Simmons ci propone raggiunge livelli di complessità estremi, rimanendo pur sempre coerente con sé stesso e costituendo la struttura portante di una trama di enorme respiro, ricchissima di spunti e completa sotto ogni aspetto.
Questo dimostra ancora una volte la grande padronanza della prosa raggiunta dall’autore per una lettura piacevole ed interessante che non si fossilizza su di un solo registro ma salta agilmente da momenti drammatici all’ironia caustica, oppure risale a sorprendenti visioni per poi ridiscendere in orribili descrizioni.
Non si spiegano soltanto alcune immagini cruente che si manifestano all’improvviso, forse imputabili alla vena “horror” di Simmons che prende il sopravvento.
In definitiva un’opera fondamentale della fantascienza, estremamente suggestiva, assolutamente da non perdere.
“Hyperion” e “La caduta di Hyperion” di Dan Simmons, sono pubblicati in Italia da Mondadori. L’edizione in lingua inglese, “Hyperion” e “The fall of Hyperion”, è curata, per il Regno Unito, da Headline.