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recensioni
Hiroki Endo - Eden voll.1-7

…vista l’abitudine dell’autore di cambiare genere piuttosto spesso,
l’assenza di scrupoli nell’eliminare i personaggi e la sostanziale mancanza di obbiettivi dei personaggi sopravvissuti, pare di leggere ancora una sorta d’introduzione.
Eden è senza dubbio un fumetto ben scritto, pur rimanendo ancora dubbi sulle capacità dell’autore in quanto sceneggiatore.
Inizialmente Eden fa fede al proprio titolo: una nuova peste che minaccia di sterminare la popolazione mondiale, due ragazzini immuni al virus come due nuovi Adamo ed Eva in una sorta di giardino dell’Eden dove, oltre a loro, vive una sorta di tutore e un robot chiamato Cherubino a mo’ di protettore del giardino proibito.
Fin dall’inizio Endo si dimostra scrittore capace, tradendo una certa qual ispirazione biblica.
Ci si interroga, forse un po’ superficialmente, sul ruolo di Dio e dell’uomo, se la nuova peste non sia una sorta di punizione divina; tuttavia tutta roba già visitata da altri in maniera più o meno approfondita, più o meno squallida.
Se in questo Endo non brilla in originalita’, rimane comunque la sua abilità di narratore.
In quanto a sceneggiatore si rivela invece un poco volubile perchè dopo questa fase comincia a parlarci di tutt’altro, dimentico degli argomenti introdotti precedentemente.
Eden, dopo il capitolo iniziale, somiglia per un breve periodo, prima di mutare ancora aspetto, all’Appleseed di Masamune Shirow incrociato con alcuni elementi presi dal Ghost in the shell dello stesso autore.
Tuttavia, e per fortuna, Endo è in grado di scrivere storie decisamente meno cervellotiche
di Shirow, basate più sui personaggi che sull’invenzione di tecnologie e la meticolosa descrizione del funzionamento di meccanismi.
Ed è questo il pregio maggiore di Eden: la presenza di personaggi estremamente ben caratterizzati, assolutamente non anonimi, descritti semplicemente, in poche pagine, con la tecnica del flashback; flashback che si mischiano al regolare flusso della narrazione e non sono tropo lunghi e, in fin dei conti, stancanti come quello eterno ed eccessivamente decantato nel Berserk di Kentarou Miura.
Da padrone in questa fase la fanno soprattutto i combattimenti; oltre all’usuale assurdo gruppo di mercenari, ma con un’ideologia come ci fa notare Endo, con a disposizione un paio di fucili e una buona quantità di esplosivo ma eppure in grado di mettere in scacco una battaglione dotato di: armature da battaglia pesanti, elicotteri da combattimento, sorta di automi assassini, copertura di un AWACS e, non ultima, schiacciante forza numerica, si nota che non manca neppure il supereroe/maleddetto/macchinadauccidere/conunsaccodiproblemi armato di coltello in grado di eliminare sbadigliando una decina dei summenzionati automi per non nominare il numero di soldati “normali”; tutto ovviamente da solo.
Inoltre superuomini/robot che continuano a combattere con il collo spezzato e il cervello
spappolato da un colpo di fucile.
Tutto questo sarebbe perfettamente accettabile in un fumetto dall’impostazione epica e non in un fumetto come questo, con certe pretese di realismo.
Dopo la fase “bellica”, l’argomento muta ancora, prendendo spunto da elementi che erano stati comunque introdotti precedentemente; il manga diventa una sorta di fumetto poliziesco/gangster.
Endo pare interessato in buona fine a narrare la crescita di Elia, figlio dell’Enoa che inizialmente sembrava essere il protagonista maschile.
Tuttavia, vista l’abitudine dell’autore di cambiare genere piuttosto spesso, l’assenza di scrupoli nell’eliminare i personaggi e la sostanziale mancanza di obbiettivi dei personaggi sopravvissuti, pare di leggere ancora una sorta d’introduzione.
Eden è senza dubbio un fumetto ben scritto, pur rimanendo ancora dubbi sulle capacità dell’autore in quanto sceneggiatore.