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Kentarou Miura - Berserk voll.1-26

…Berserk è un buon fumetto di combattimento dove le battaglie ricoprono un ruolo centrale ma, a differenza di tanti altri, viene lasciato altrettanto spazio ai personaggi. Peccato che questa serie, tuttavia piuttosto affascinante, proseguendo scivoli inesorabilmente nel clichè e nell’anonimato.
Il primo capitolo non si può certo dire nuovo ed esaltante; un guerriero misterioso e imbattibile con una spada enorme in una situazione che porta alla memoria insistentemente Hokuto no Ken e un avversario/mostro senza volto, usa e getta per la puntata.
Poi fortunatamente le cose cambiano; il ricordo della serie di Bronson-Hara rimane ma si affievolisce progressivamente; il secondo avversario, invece di essere uno dei tanti comincia ad avere un’identità e un passato.
Berserk nasce come fumetto di combattimento con ambientazione gothic, o dark, fantasy; poche e uniche le creature soprannaturali, assenza totale della ormai nauseante magia “alla D&D”, dove anche un salumiere è in grado di prodursi nelle arti magiche tanto che l’elemento “magia” ha perso di significato ed è riducibile alla stregua di banali “armi di distruzione pesanti”.
Questa era proprio la sua forza; un normale medioevo europeo sul quale sfondo un uomo solo conduce una personalissima lotta contro forze soprannaturali soverchianti che il resto dell’umanità semplicemente ignora o spiriti con i quali convive senza porvi troppa attenzione, facenti parte dell’immaginario collettivo.
Ulteriore punto di forza dell’opera, la capacità di Miura di tratteggiare i propri personaggi in maniera approfondita; esempio maggiore di questo il famoso flashback che stacca in maniera decisa da quello che sembrava essere l’ennesimo manga di combattimento con un certo fascino ma senza troppe pretese, presentando approfonditamente e con una certa abilità l’infanzia e la gioventù del protagonista, l’incontro con personaggi fondamentali della sua vita e la tragedia che lo ha trasformato nel mostro assetato di vendetta che ci è stato presentato fin dai primi capitoli.
Come quasi ogni fumetto di combattimento pubblicato e in pubblicazione bisogna però digerire notevoli assurdità; tralasciando quella dell’uomo in grado di affrontare decine, qui addirittura un centinaio, di avversari in combattimento uscendone vincitore poiché ci si è già fatto il callo, bisogna sopportare: dardi di balestra che si conficcano solo di pochi centimetri, non sortiscono alcun effetto neppure se colpiscono un’articolazione, vengono parati con una mano o con il mantello; tutto questo considerando che un dardo di balestra era in grado di trapassare un uomo in armatura e che per questo la chiesa cattolica ha bandito per lungo tempo l’utilizzo di quest’arma in quanto considerata troppo letale.
Inoltre, spade che resistono a colpi diretti d’ascia, anzi, l’ascia soccombe nello scontro, uomini che decapitano con una sciabola da cavalleria cavalieri in piastra completa del periodo tardo, impenetrabili, persone che caricano, armate di spada, squadre di cavalleria pesante armate di lancia, un attacco suicida, uscendone indenni e vincitrici, altri che uccidono manciate di avversari per volta vibrando un solo colpo.
Ma non finisce qui, in quanto nelle battaglie campali si assiste a 5000 unità di cavalleria leggera caricare frontalmente 30000 unità di cavalleria pesante e uscirne vincitrici, fortezze prese senza l’ausilio di cannoni, che pure ci sono, in una sola giornata e non in mesi d’assedio, strategie ridicole basate sul fatto che il nemico si è dimenticato di chiudere la porta della fortezza prima di uscirne, karma burlone, e inspiegabilmente affrontare in campo aperto le forze nemiche, per altro a pochi passi dal luogo che dovrebbero difendere invece di chiudersi in assedio e massacrare l’esercito avversario cannoneggiandolo dalle mura.
La battaglia inoltre è spesso ridotta a mero scontro tra cavallerie; e la carne da macello costituita da milizie contadine? Le squadre di arcieri, archibugieri, balestrieri? La fanteria, leggera e pesante?
Totalmente assenti anche i muri di picche che decretarono la morte della cavalleria pesante e che sarebbero stati argomenti più credibili nella dimostrazione del “genio” militare di Grifis e dell’imbattibilità della squadra dei falchi.
Alla fine del lunghissimo, e forse anche un poco stancante, flashback si ritrovano le stesse situazioni dell’inizio ma si è in grado di capire meglio le motivazioni, le azioni e il comportamento del guerriero nero.
Però ci si rende anche conto che la lotta è realmente disperata e che, per questo, il prosieguo potrebbe essere ripetitivo o deludente.
Infatti l’autore decide di dare un importante rinnovamento alla serie gettando alle ortiche tutte quelle che potevano essere le motivazioni di Gatsu e quindi parte degli argomenti che formavano il fondamento della narrazione; tutto senza dare compimento al tema che tedia il lettore fin dalla fine del flashback: il karma e il destino predeterminato dell’uomo e il guerriero nero come unico in grado, forse, di cambiarlo.
Ora Miura sembra, nel tentativo di portare avanti una storia che pareva essere arrivata ad un vicolo cieco, deviare pericolosamente verso un fantasy più classico con mostri da bestiario a palate senza nome e personalità, streghe bambine della potenza di Gandalf uscite dal nulla, una novella Galadriel che distribuisce oggetti magici alla “compagnia dell’anello” di turno pronta a partire in marcia verso l’ennesimo “monte fato”.
Nel frattempo, un dio reincarnatosi nel corpo di un uomo attira intorno a se un esercito composto da elementi di forza almeno pari a quella di Zodd l’immortale, talvolta anche ridicoli; usciti dal nulla.
Tutto questo non può far altro che svilire l’opera rendendola, ne più ne meno, come qualsiasi altro fantasy in circolazione.
Si assiste alla forza banalizzante causata dal numero e dalla conseguente abitudine; quello che prima era un apostolo con una storia ben precisa, personaggio a tutti gli effetti approfondito in misura forse pari a quella dei comprimari dell’eroe che lo combatte, rischia di diventare semplicemente “un troll”.
Analogamente, forza carismatica del guerriero nero era soprattutto la forza della sua unicità come essere umano in grado di combattere mostri soprannaturali dalla forza poco meno che divina; ora Gatsu, grazie alla presenza armi magiche che hanno del prodigioso e di ciò che paiono essere altri esseri umani con le stesse caratteristiche, rischia di diventare semplicemente uno dei tanti, spegnendo, per esempio, il timore riverenziale che suscitava la figura del guerriero nero nei momenti di maggior pathos della lotta.
In definitiva, Berserk è un buon fumetto di combattimento dove le battaglie ricoprono un ruolo centrale ma, a differenza di tanti altri, viene lasciato altrettanto spazio ai personaggi. Peccato che questa serie, tuttavia piuttosto affascinante, proseguendo scivoli inesorabilmente nel cliché e nell’anonimato.