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Kazuo Koike, Goseki Kojima - Lone wolf and cub - Kozure Ookami

…può apparire a prima vista un semplice fumetto di combattimento come tanti altri, non certo aiutato dalla natura episodica delle storie e da un tratto che sembra l’opposto dei manga pubblicati fin’ora in Italia.
Ma superata l’apparenza, superati i primi episodi, il resto della lunga saga appare per quello che veramente è: un affresco convincente dell’epoca Tokugawa reso attraverso il racconto della vita, e talvolta della morte, di moltissimi personaggi strettamente legati a quel periodo sullo sfondo di una storia assolutamente non banale, a dispetto di quello che può sembrare dai primissimi episodi.
Il successo ottenuto da quest’opera ha dato vita a ben sei film, curati dallo stesso Koike, e trasposizioni live sul piccolo schermo, che all’epoca della sua seralizzazione erano appannaggio di pochi eletti.
Ha valicato i confini del Giappone giungendo negli Stati Uniti e, con un certo ritardo, in Europa; cosa più unica che rara ai tempi, toccata solo a poche altre opere del fumetto e dell’animazione giapponese quali Tetsuwan Atom(Astroboy) di Osamu Tezuka e Tesujin 28gou(Super robot 28 da noi e Gigantor negli Stati Uniti) di Mitsuteru Yokoyama.
Lone wolf and cub è sì un fumetto di combattimento e il combattimento è il culmine, anche se spesso non il momento di maggior pathos, di quasi ogni episodio; tre, cinque pagine precedute dal racconto che fa da preludio e preparazione allo scontro; il racconto di pagine consumato in un attimo, in una potente fiammata.
La stessa struttura ha l’intera storia, una serie lunghissima di episodi, di combattimenti, di omicidi, le “avventure” di Daigoro, il cucciolo del lupo Oogami Ittou, tutto per preparare il terreno al confronto finale tra due nemici mortali.
Ma il combattimento e la morte erano anche quotidianità nell’ambiente storico nel quale si svolge la saga del Lupo solitario e del suo Cucciolo.
Pian piano i due autori ci conducono attraverso una notevolissima ricostruzione della vita e della filosofia che ha contraddistinto l’epoca Edo, o Tokugawa, importantissima nella formazione della cultura e società nipponica.
Se si può imputare un difetto a questo fumetto, è forse nell’inevitabile e apparente monoliticità del protagonista; mosso da una fortissima determinazione e privo di rimpianti, archetipo del samurai.
Anche per questo Oogami Ittou, man mano che il racconto prosegue, pare sempre di più diventare comprimario se non addirittura comparsa e smettere gli abiti del protagonista, indossati a turno dal figlio Daigoro, dai nemici di Ittou, dai componenti del clan Yagyuu, ma soprattutto da quelli che ci si aspetterebbe essere le comparse: i “comuni” giapponesi che il Lupo o il suo Cucciolo incontrano nel loro viaggio verso Edo.
Kazuo Koike non perde mai l’occasione per descriverci le regole e i modi della vita di queste persone, descrivendone così indirettamente la psicologia.
Gli yakuza, i poliziotti, gli artisti di strada, il semplice contadino, la serva, la prostituta, i pescatori, i mercanti, i samurai, fino ai daimyo e allo stesso shougun; un’intera nazione.
Tutti hanno almeno per un episodio il ruolo di protagonista nel raccontare la propria vita, le proprie aspirazioni, i propri drammi, gli intrighi e le passioni.
Quando Ittou sembra riprendere il ruolo che gli spetta, quella che all’inizio sembrava una semplice faida contro Retsudou e il clan Yagyuu, rischia di minare l’intero sistema che regola il potere; la vendetta di Lupo solitario e del suo Cucciolo è finita con l’essere legata al destino di tutti; destino che grava sulle spalle dei soli Ittou, Daigoro e Retsudou e confluisce in un drammatico finale di rara bellezza.
Il tratto di Goseki Kojima, con tavole assolutamente prive del retino che è oggi ampiamente usato nel fumetto giapponese, riesce a dare una notevole dinamicità alle scene di combattimento e non ci si stupisce del fatto che abbia influenzato e affascinato Frank Miller.
Lone wolf and cub, originariamente Kozure Ookami, può apparire a prima vista un semplice fumetto di combattimento come tanti altri, non certo aiutato dalla natura episodica delle storie e da un tratto distante dai manga pubblicati fin’ora in Italia.
Superata l’apparenza, il resto della lunga saga appare per quello che veramente è: un affresco
convincente dell’epoca Tokugawa reso attraverso il racconto della vita, e talvolta della morte, di moltissimi personaggi strettamente legati a quel periodo sullo sfondo di una storia assolutamente non banale, a dispetto di quello che può sembrare dai primissimi episodi.