letteratura
recensioni
Philip Pullman - The golden compass - La bussola d’oro

…un libro ambizioso che poggia su fondamenta solide, più maturo della serie dedicata allo studente mago di Hogwartz ma inferiore ai lavori della Rowling in quanto a stile narrativo.
Un libro per bambini che comincia citando il “Paradiso perduto” di John Milton, appartenente ad una trilogia che porta un nome tratto da un passo della citata opera, dovrebbe insospettire molto il lettore e far pensare quanto questa storia sia rivolta ad un pubblico giovane e in che modo si rivolga ai lettori.
Un mondo molto simile al nostro ma diverso, dove si trovano le stesse cose se le si cercano ma sono irrimediabilmente diverse, sono fuori tempo o semplicemente in posti e contesti diversi.
Così ci troviamo con i tartari oltre cortina, l’europa unita sotto il governo della chiesa, della quale l’autore non specifica direttamente la provenienza ma è quella con il papa, la Nuova Francia in luogo degli Stati Uniti e così via.
Ma non sono queste cose e neppure l’ambientazione steam-punk con dirigibili ad idrogeno come macchine volanti, elettricità e una pseudo-meccanica quantistica ad essere i punti di forza dell’ambientazione partorita dall’immaginario di Pullman che fa da sfondo alle avventure della piccola Lyra.
Sono cose come la “teologia pratica” e la “filosofia pratica” in luogo della scienza con la quale condivide alcuni concetti familiari al lettore invece di una più banale e infantile “magia” tout cour ottenibile agitando bacchette e pronunciando formule magiche.
In conseguenza di questo anche la chiesa non è quella che conosciamo; resa pratica la teologia non si ha più il bisogno della fede di conseguenza neppure dio, sparito in uno sbuffo di logica (che Adams buon’anima mi perdoni), ha ragione d’essere.
Non se ne fa appunto menzione in tutto il libro e della chiesa, dopo l’abolizione del papato, non rimane che l’apparato burocratico e tutti i suoi magisteri.
Di quello che conosciamo è rimasto l’atteggiamento oscurantista che ha segnato e influenzato le popolazioni sotto il suo dominio, materiale e spirituale in quasi tutte le fasi della sua storia.
Inoltre la presenza di una sorta di famiglio chiamato daemon, nell’edizione italiana daimon, che accompagna ogni appartenente al genere umano rappresentandone la psiche o forse l’anima come suggerito dalla stessa Lyra, sorta di doppio animale di sesso opposto al quello della parte umana.
Doppio in grado di cambiare forma fino al sopraggiungere della pubertà, quando si cristallizza in una forma definitiva, metafora di cristallizzazione della psiche, restringendo a una le possibilità e dando forma alle potenzialità che da bambini paiono infinite.
In aperta contrapposizione con il dualismo uomo-daemon, i panzerborne o “orsi corazzati”; azzeccatissima creatura, sono orsi polari dotati di intelletto, di pollice opponibile e di un’innata capacità di lavorare i metalli.
Questi guerrieri feroci e inarrestabili, dominatori del nord estremo, sono privi daemon e per questo considerati sfortunati dagli uomini.
Essi sono in realtà meno sfortunati e più liberi dell’uomo perché, a differenza di quest’ultimo, sono in grado di “costruirsi” la propria anima, o la propria psiche, con le loro forze, simboleggiata dall’armatura che queste creature indossano.
Il racconto di Pullman si configura come una lotta contro un dio cacciato dalla terra degli uomini grazie alla dimostrazione delle cose teologiche, chiuso in una città sopra le luci del nord dalla quale domina l’uomo grazie al “peccato originale”; i panzerborne in quest’ottica forse si candidano come valida alternativa e possibile futuro del genere umano.
Strada impervia quella intrapresa dall’autore che rischia di scadere nella solita polemica anticlericale; in questo “The golden compass”, fortunatamente non ve n’è traccia, essendo la lotta dei personaggi contro ogni istituzione o concetto che freni le nostre capacità e limiti artatamente la nostra possibilità di comprensione.
Non scade neppure nella solita lotta tra bene e male poiché ambedue le fazioni in lotta hanno mire che spesso si confondono e adottano gli stessi aberranti metodi.
Della lotta di Lyra e del suo Pantalaimon (nome involontariamente comico perché somigliante a un nome da Digimon o da Pokemon), presunti protagonisti dell’intero ciclo, non sappiamo ancora nulla essendo praticamente in balia degli eventi per tutta la durata della narrazione.
Se vogliamo trovare un punto debole di questo libro si può fare menzione di una narrazione non del tutto accattivante e non all’altezza dello sfondo; la Rowling riesce a fare di meglio in questo essendo anche più modesto lo sfondo delle sue storie.
Inoltre un’inspiegabile tendenza dell’autore a rovinarsi il tipico “effetto colpo di scena” finale,
finale per alcuni elementi fondamentali suggerito al lettore fin dai primi capitoli.
In conclusione un libro ambizioso che poggia su fondamenta solide, più maturo della serie dedicata allo studente mago di Hogwartz ma inferiore ai lavori della Rowling in quanto a stile narrativo.
voto 7
“The golden compass” - “La bussola d’oro” di Philip Pullman, primo volume della trilogia “His dark material” - “Queste oscure materie” è pubblicato nel Regno Unito da Scholastic. L’edizione italiana è curata da Salani.