letteratura recensioni
Dan Simmons - Ilium

Ilium

…a Simmons è rimasta un’abitudine quasi detestabile: quella di terminare i romanzi in modo brutale, in modo da tenere un cliffhanger piuttosto elevato; infatti Ilium non è altro che il prologo di qualcosa della quale l’autore ci ha reso partecipi ma con ancora molte cose in ombra delle quali non abbiamo il minimo indizio.
Prologo assolutamente ben riuscito ma, in quanto tale, non può prescindere dal resto della storia ancora da venire.

Anni dopo la pubblicazione della fortunatissima serie degli “Hyperion Cantos”, Simmons torna a scrivere fantascienza.
Come successe con Hyperion, anche Ilium ci porta in un mondo piuttosto originale e variegato.
Alcune delle tematiche trattate in Hyperion si ritrovano anche in questo romanzo: la “sfera dati” come altro livello di consapevolezza e di esistenza, qui modificata in modo piuttosto rilevante, l’abitudine dell’autore di giocare, per altro efficacemente, con dislocazioni spaziali e temporali, una sorta di evoluzione del concetto di viaggio spaziale raggiunto alla fine
della precedente saga, quindi nessuna nave spaziale in senso stretto, e diverse citazioni e intrecci con la letteratura classica.
Dopo il Keats del precedente romanzo, i personaggi di Ilium discutono di Shakespeare e di Proust; lapalissiano il riferimento ai poemi omerici che fanno da sfondo e ispirazione a questo primo romanzo e faranno, vedremo in che modo, da sfondo e da ispirazione al secondo volume della saga: Olympos.
Rispetto a Hyperion c’è sicuramente, sembra, meno carne al fuoco; questo forse è un bene.
Le fazioni in gioco, che agiscano apertamente o attendano tessendo nell’ombra le loro trame aliene, sono comunque già tante; gli umani, gli dei greci che su Marte hanno riorganizzato e messo in scena una replica della battaglia di Troia, i greci e i troiani, i moravec, sorta di robot che robot non sono, umani nel pensiero ma diversi e soprattutto, sembra, privi di quella spinta autodistruttiva che contraddistingue la razza umana; inoltre personaggi dalla mitologia Shakespiriana, da: “La Tempesta” per essere precisi.
Anche l’ambiente è più ristretto e dagli spazi siderali ci si è spostati nel più piccolo e “familiare” sistema solare: Terra, Marte e le lune di Giove.
Simmons riesce a tenere l’attenzione del lettore dalla prima all’ultima pagina giostrando abilmente tra quello che sembrerebbe un parallelo tra gli eventi sulla Terra e su Marte; i filoni narrativi proseguono insieme e si intrecciano in maniera inaspettata fino a convergere nel finale che definirei assolutamente imprevedibile.
C’è una cosa in questo romanzo che nei precedenti non c’era o c’era in moderate quantità: l’ironia che traspare da molte situazioni e dialoghi, che comunque non rischia di trasformare il dramma in commedia.
A Simmons è rimasta un’abitudine quasi detestabile: quella di terminare i romanzi in modo brutale, in modo da tenere un cliffhanger piuttosto elevato; infatti Ilium non è altro che il prologo di qualcosa della quale l’autore ci ha reso partecipi ma con ancora molte cose in ombra delle quali non abbiamo il minimo indizio.
Prologo assolutamente ben riuscito ma, in quanto tale, non può prescindere dal resto della storia ancora da venire.

voto: 7

“Ilium” di Dan Simmons è pubblicato nel Regno Unito da Gollancz nella collana S.F.
L’edizione italiana, per qualche oscuro motivo divisa in due volumi, è edita da Mondadori

Non è possibile commentare.